Valle Grana

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La Valle Grana ha il proprio territorio racchiuso tra la Valle Stura di Demonte e la Valle Maira. L’asse della Valle è lungo poco meno di 20Km e si assesta lontano dal crinale finale della catena alpina.

La Valle Grana, incastonata tra le Alpi Marittime e le Alpi Cozie, è da sempre culla di esperienze e attitudini preziose. Come per i prodotti tipici: il formaggio Castelmagno, la pera Madernassa e le altre produzioni biologiche, il tartufo nero della Valle Grana e le specialità pasticciere.

Di forte connotazione è poi la cultura provenzale ed occitana che vede, specie nell’alta valle, un fiorire di associazioni e centri culturali chiamati a salvaguardare il patrimonio di conoscenze e tradizioni.

La varietà degli ambienti e del clima creano quindi quelle condizioni particolari che fanno sì che la Valle Grana, per la ricchezza e varietà di specie sia un grande giardino botanico naturale; non per nulla fiori ed erbe pregiate hanno creato quel capolavoro che è il formaggio di Castelmagno.

Forma di Formaggio di Castelmagno

La fioritura che esplode da maggio è un prodigio naturale: decine di rare orchidee hanno saputo conservarsi la loro delicata nicchia ecologica e poi anemoni, crochi saxifraghe, genziane, viole, gigli, fino all’arcaico camedrio alpino, alla stella alpina e a centinaia di altre specie.

I primi insediamenti abitativi di origine pre-romanica, costoro erano ottimi pastori rinomati per il loro cacio piccante. Le tracce più antiche del paese si possono trovare nei resti di un castello risalente all’epoca saracena.

La Valle  fu occupata dagli eserciti imperiali romani di Ottavio Augusto. Alla presenza delle truppe regolari romane in zona è legata la tradizione del martirio di San Magno, ucciso, secondo un’antica leggenda, nella zona di Chiappi di Castelmagno; la memoria del milite della legione Tebea rimane nell’omonimo santuario.

Nei secoli successivi la Valle passò sotto il dominio dei Marchesi di Saluzzo prima per entrare poi nello Stato Sabaudo e ritornare sotto il potere del marchesato poi.

Nella seconda metà del XVI secolo Caraglio e la Valle Grana sono ricordati tra i principali centri di diffusione della dottrina riformista, stroncata poi dai decreti dei duchi di Savoia con arresti, confische e roghi.

Nel 1431 Costanzo approvò lo statuto di Valgrana: Capitula sive statuta oppiai Valgranae. Nel 1589, duca Carlo Emanuele I di Savoia investì Massimiliano Saluzzo del feudo di Valgrana. Nel 1744 Valgrana venne invasa dalle truppe franco-spagnole, che poi proseguirono verso Cuneo. Nel 1800 scoppiò un’epidemia di colera causando nel corso del secolo più di cento morti. Nel 1846 il vecchio cimitero venne demolito assieme alla piccola cappella dedicata a Sant’Antonio.

La Valle Grana è conosciuta dagli abitanti della zona come la “valle corta” che si snoda dolcemente tra Valle Stura e Valle Maira.
Uno scrigno selvaggio che si estende per appena 20 km inerpicandosi dall’altopiano cuneese fino a 2.769 metri di Punta Tempesta. Incastonata nel cuore delle Alpi Cozie , la Valle Grana ha saputo ritagliarsi la propria identità nel corso dei secoli.

Frequentata dai cicloamatori per quel Colle Fauniera celebrato nel 1999 persino dal Giro d’Italia dove gli appassionati possono ammirare il  monumento dedicato a Marco Pantani posto a 2.481 m su una delle salite più ardue del Giro d’Italia. Oggi, la Valle Grana riesce oggi ad accontentare anche gli escursionisti più esigenti grazie ad un’offerta eterogenea adatta a tutta la famiglia.

Caraglio
Nel centro storico medievale di Caraglio (la cittadina all’imboccatura della Valle) si visitano la Chiesa di San Giovanni di impianto gotico, ma rimaneggiata nell’epoca barocca, il Convento dei Cappuccini ed il notevole Filatoio Rosso.

Filatoio Rosso di Caraglio
Il Filatoio di Caraglio è il più antico setificio d’Europa, tra i pochi in Italia ad esser stato recuperato con finalità museali e rappresenta un caso unico nel contesto produttivo del Piemonte seicentesco. Quella di un Piemonte dal passato intimamente legato alla seta è una storia sconosciuta a molti. Ciò nonostante la produzione di filati serici è stata importante per la regione, non solo perché divenuta voce trainante dell’economia a cavallo tra ‘600 e ‘800, per le innovazioni tecniche sviluppate, per i capitali realizzati (da pochi), ma anche per il coinvolgimento corale della popolazione, impiegata come mano d’opera nelle numerose fabbriche sorte sul territorio e, soprattutto, nella realizzazione della materia prima: l’allevamento dei bachi da seta.
Oggi il territorio oltre ad ospitare un centro congressi ed una vetrina sul territorio, offre ai visitatori un’attività espositiva internazionale ospitando capolavori d’arte contemporanea e del passato.
Inoltre il Museo del Setificio Piemontese, in fase di espansione, che propone un tuffo interessante nel passato e mostre temporanee sul tema di seta e tessuti.

Il Santuario di Castelmagno
A Castelmagno la Valle si apre in tutto il suo fascino alpino, uno spettacolo della natura che permette a chi si ferma di ritemprarsi dalle fatiche della routine quotidiana. Qui a 1800 metri d’altezza sorge il santuario dedicato al culto di San Magno martire (protettore di bestiame e dei pascoli principali fonti di sostentamento delle popolazioni locali). Il santuario conserva pitture risalenti al ‘400-‘500.
Pietro da Saluzzo (Cappella Allemandi – all’interno del Santuario) e i Fratelli Biazaci che dipinsero gli affreschi della Cappella Botoneri al Santuario di San Magno. Castelmagno non è solo il suo santuario, ma è anche un gioiello antico, una costellazione di borgate sparpagliate sulla collina unite dall’amore per la natura e la genuinità  delle piccole cose.

Castelmagno è anche il nome del rinomato formaggio DOP prodotto negli alpeggi di alta valle con il quale si condiscono i prelibati gnocchi di patate. Per i buongustai non mancano altre gustose specialità come le caratteristiche pere “madernassa”, le confetture di piccoli frutti ed i liquori artigianali.

Comboscuro Centre Prouvencal
La Valle Grana è ance considerata un’enclave linguistica provenzale, nella laterale valle di Sancto Lucio, infatti, ha sede Comboscuro Centreo Prouvencal che da anni si occupa del recupero e della salvaguardia della lingua provenzale, delle tradizioni folcloristiche e musicali locali. Interessante visitare il Museo Etnografico Coumboscuro (Santa Lucia Monterosso Grana). Il Museo è crocevia di incontro tra cultura materiale e cultura e lingua provenzale. La rassegna documentaria stimola infatti il visitatore alla conoscenza della vita autoctona, a ricerche appassionate e ad un vivo interesse verso la lingua e le tradizioni alpino – provenzali. Il confronto e l’informazione son rese possibili dalla presenza costante di personale volontario qualificato appartenente a Coumboscuro Centre Prouvençal.

Museo Lou Muzeou dal Travai d’Isì (Chiappi di Castelmagno)
Tale museo ha sede in frazione Chiappi ed espone gli antichi attrezzi da lavoro in uso su queste montagne.

Una casa per Narbona (Campolino di Castelmagno)
Il museo è incentrato sulla borgata Narbona, frazione di Castelmagno, frazione abbandonata nel 1960, che ha visto crescere la sua fama, paradossalmente perché ció è avvenuto in parallelo con la sua rovina, divenendo un simbolo (con tanto di alone mitico o leggendario) della civiltà della montagna e del suo spopolamento. Il progetto legato a questo museo è di costituire un gruppo di ricerca aperto al contributo di tutti coloro che hanno a cuore questa frazione che può essere legittimamente eletta a simbolo non solo di Castelmagno ma della Valle e della civiltà della montagna più in generale, per realizzare l’allestimento di una ‘Casa per Narbona’ ricostruendo alcuni interni originali della frazione nel progettato Ecomuseo di Campomolino. Per info: http://unacasapernarbona.tumblr.com/  

Museo dei Babaciu (San Pietro Monterosso Grana)
Tutte le storie iniziano con c’era una volta; la nostra invece inizia con c’è oggi. C’è oggi un paese senza tempo, animato di personaggi laboriosi, intenti nei loro mestieri, nelle faccende domestiche oppure a gustarsi un bicchiere di vino a fine giornata… silenziosi, o almeno apparentemente silenziosi… Già, apparentemente, perché se ci si ferma ad osservarli con attenzione i nostri amici raccontano… Raccontano storie, mestieri, vite passate, forse nemmeno troppo diverse dalle vite di chi in montagna ancora oggi decide di fermarsi, di vivere e di lavorarci. Nati da un’idea di Graziella Menardo nel 2003, questi uomini che rispondono al nome di Babaciu piano piano hanno colonizzato tutta la frazione San Pietro, nel comune di Monterosso Grana, ed oggi occupano portici, balconi, stalle ed ogni altro locale che possa accoglierli ed offrire loro un riparo dalle intemperie. Il paese senza tempo ha così visto crescere la sua popolazione. Ed a chi pensa che siano sempre fermi nello stesso posto suggeriamo di ritornare più volte nell’arco dell’anno per controllare di persona; potrebbe scoprire che sono davvero vivi… Per info: ecomuseo@terradelcastelmagno.it

Mostra Uomini e Pietre – Ome e Peire (San Pietro Monterosso Grana)
L’attività di estrazione delle lose in una comunità alpina. San Pietro Monterosso XVII –XXI secolo’ questo è il titolo della mostra, risultato di tre anni di lavoro del gruppo di ricerca storica sull’estrazione di ardesie, le lose, il materiale tipico utilizzato per coprire i tetti dei villaggi alpini, a San Pietro Monterosso. I risultati di questo lavoro sono sintetizzati in un allestimento che conduce il visitatore, attraverso la storia della Comunità, dal Seicento fino ai nostri giorni. Dal periodo in cui la pietra inizia a sostituire la paglia di segale come materiale di copertura dei tetti, attraverso lo sviluppo dell’estrazione, con la trasformazione di semplici cave a cielo aperto in vere e proprie miniere, fino all’interruzione dell’attività estrattiva, nel 1983, e alla situazione ambientale del sito minerario ai nostri giorni. Tra i materiali esposti, tutti assolutamente originali, si distinguono un filmato amatoriale girato all’interno delle miniere negli anni Sessanta del secolo scorso e una serie di interviste agli ultimi cavatori di lose e ai loro familiari. L’allestimento utilizza molti strumenti digitali, i visitatori potranno utilizzare anche due tavoli touch-screen per la consultazione di foto, approfondimenti prosopografici o documenti eccezionali come il diario illustrato di uno degli ultimi cavatori di pietre.

Museo del Catarismo e dell’Eresia (Valgrana)
Questo Museo fa riferito particolarmente alle Valli Occitane del Piemonte, è anche disponibile una sala lettura con testi sull’Occitania ed il Catarismo dove mitigare gli eventuali eccessi di natura alcolica.

La Valle Grana le tradizioni sono espresse tramite le feste e le manifestazioni sia religiose che laiche, comprese la musica ed il teatro, che coinvolgono il visitatore nella cultura occitano-provenzale. Molte festività sono nascono dalla tradizione religiosa, legata ai Santi patroni delle varie comunità che spesso chiedevano protezione al santo patrono oppure lo ringraziavano per la buona riuscita della stagione.
Si passa dalle festività patronali dei paesi che si svolgono da giugno fino a fine settembre, alle festività legate a riti della cultura contadina per favorire che nascevano per richieste di prosperità della stagione agricola.

Gli eventi principali di ogni comune sono indicativamente rappresentati come segue:

  • Castelmagno:
    • 26 luglio: Sant’Anna (la domenica piú vicina) (Chiotti)
    • Seconda domenica di agosto: S.Ambrogio (Colletto)
    • 15 agosto: Assunta (Campomolino)
    • 15 agosto: (Santuario S.Magno) Concerto Occitano di Ferragosto
    • 19 agosto: San Magno (anche in settimana) (Santuario)
  • Pradieves:
    • Seconda domenica di maggio San Ponzio
    • Seconda domenica di luglio Madonna dei Carmine
    • 15 agosto: Assunta
  • Monterosso Grana:
    • 6 gennaio: Lou Journ di Réi (Coumboscuro)
    • Seconda domenica di luglio Roumiage de Prouvenço a la Vierge Adoulourado (Coumboscuro)
    • Ultima domenica di Luglio: San Giacomo
    • Mese di agosto: Festenal (Coumboscuro) rassegna della musica etnica europea
    • Ultima domenica di agosto: Roumiage de Setembre (Coumboscuro)
  • Valgrana:
    • Terza domenica dopo San Giuseppe (Confraternita)
    • Seconda domenica ferragosto: San Magno
    • 8 settembre (o domenica vicina): Santa Maria
    • Seconda domenica di novembre San Martino
  • Montemale:
    • Quarta domenica dopo Pasqua: San Giorgio (Capela Veja)
    • Prima domenica di agosto: Madonna della Neve (Piatta Soprana)
    • 15 agosto: Assunta
    • 29 settembre: San Michele
  • Caraglio:
    • Seconda domenica di luglio: Madonna del Castello
    • Prima Domenica dopo Ferragosto: Festa della Vallera
    • Ultima Domenica di settembre: Fiera d’autunno
  • Cervasca:
    • Terza domenica di luglio: Madonna del Carmine
    • Fine settembre: Mangiamo i Pisacan
  • Bernezzo:
    • Ultima domenica di giugno: San Pietro e Paolo
    • Prima domenica di ottobre: Madonna del Rosario

Castelmagno
Il Castelmagno D.O.P è un formaggio che nasce quasi per caso e per necessità. Un prodotto caseario la cui fama, negli ultimi decenni, ha travalicato i confini regionali, nazionali e dell’Europa.

Il Castelmagno che viene prodotto al di sopra dei 600 metri sul livello del mare e reca sull’etichetta la dicitura di “Prodotto della Montagna”. Solo quando e la caseificazione avvengono ad alta quota ed il latte è proveniente esclusivamente da mucche, capre e pecore alimentate al pascolo con almeno il 90% di flora locale nel periodo compreso tra l’inizio di maggio e fine ottobre può esser etichettato come “Prodotto d’Alpeggio.

La Torta della Vallera
Il nome deriva dalla frazione Vallera di Caraglio e identifica questa torta con oltre 200 anni di storia che è particolare nel proprio sapore dovuto alle mandorle amare. La ricetta è stata premiata con il riconoscimento Prodotto di Qualità del Club Papillon di Cuneo ed è tutelata dalla Denominazione Comunale (De.Co.).

La Pera Madernassa
Antica varietà, è particolarmente indicata per la cottura e preparazione di dolci. In Valle Grana è presente da circa 200 anni e circa l’80% della produzione attuale è biologica (esclusione categorica di ogni trattamento chimico). Ha ottenuto la certificazione PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale).

L’aglio di Caraglio
L’aglio di Caraglio, riconosciuto come PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale), è apprezzato in cucina per la propria delicatezza e digeribilità. La coltivazione di questo prodotto è un’antica tradizione del territorio di Caraglio, riscoperto e valorizzato negli ultimi anni.

Tartufo Nero pregiato
Questo tubero è raccolto in Valle Grana, in particolare nel comune di Montemale che, insieme ai comuni di Valgrana, Monterosso Grana e Pradleves, è caratterizzato da un’indiscussa vocazione tartufigena.

Il Tartufo Nero Pregiato ha forma globosa, di colore scuro e la dimensione può superare quella di una grossa mela. Viene raccolto durante tutto il periodo invernale e in particolare nei primi mesi dell’anno. Ha ottenuto la Denominazione Comunale (De.Co.). Molto apprezzato in cucina, trova impiego in numerosi piatti.

 Zafferano della Valle Grana
Lo zafferano veniva coltivato già nel Medioevo sulle colline del Marchesato di Saluzzo, territorio in cui, a quei tempi, era compresa anche la Valle Grana. Attualmente lo zafferano di Caraglio e della Valle Grana viene prodotto senza uso di erbicidi e pesticidi con ottimi risultati a livello qualitativo (I categoria) e aromatico, anche grazie alle particolari condizioni pedoclimatiche di questo territorio subalpino, caratterizzato da un clima fresco con marcata escursione termica e da terreni giovani.